
Non vi dirò che è stato amore a prima vista.E' libro che ha bisogno di essere letto fino in fondo per dimostrare quale sia il suo disegno, il suo messaggio.
C'è ancora la sip e le vecchie lire sullo sfondo di un diario targato 1999. Protagonista è Stefano 24enne ragazzo - padre, padre a distanza di Marco.
Stefano lavora a Roma in una pizzeria, si arrangia come può tra volantinaggio un lavoro precario fatto di mobbing e strani microcosmi umani. Francesca, la sua compagna e suo figlio vivono in Toscana con disillusione sulle responsabilità di Stefano. Un 'Babbobecco' appellativo offensivo per un padre assente su cui non fare affidamento.Eppure lui è. lontano da questa dietrologia è in un dietro le quinte con la faccia pulita e la coscienza a posto: li che suda e tiene duro circondato da personaggi che 'lo inducono in tentazione' mentre in lui la responsabilità per suo figlio accresce senza macchia e con una tenecia e senso di idealismo spiccato nella speranza che il mondo sia lì ad aspettarlo.
Tra Virgilio, datore di lavoro esigente e suo figlio Paolo, ragazzo disinibito, Antonella una cliente alcolizzata e pazzoide, e una rata amica come Lenka, venuta dall'Est, Stefano sarà un giovane - grande che sbatte il muso contro l'orlo delle responsabilità, in una crescita personale al di là delle aspettative.Denso questo libro di Federico Fedicaro (Roma, classe 1975), a volte struggente, altre beffardo e umanamente crudo.
Un libro pieno di discorsi diretti, un andirivieni di botta e risposta serrato, magari con un tassello mancante in qualche sporadica e doverosa didascalia assente per sollevare il rango ex machina. Ma Babbobecco restituisce, se si ha la sensibilità di raccoglierlo, un realismo vivido per una storia esistenzale di piccoli uomini che crescono di fronte alla vita. Tra piccole gioie,incertezze e futuro incerto.

Due le figure sulla scena. Il primo Mussolini, socialista ad oltranza, l’altro è Marinettibramoso della sua vena futuristica in ascesa. E’ la Storia ad un passo dall’inizio.
Nella Grande Storia può ancora annidarsi una spigolatura particolare per dar vita ad un’opera letteraria verosimile basata su personaggi veri, su fatti reali ma su una mise en scène, una situazione non realmente accaduta?
Stefano Cerioni è stato capace di farlo. Un’opera teatrale, un atto unico. Un fazzoletto di storia, un momento - memento che precede la grande entrata nel teatro della memoria collettiva. In primo piano il mosaico della pluralità umane, le sue azioni, la sua psiche: un mosaico italiano di quel tempo al di là delle ideologie, “un finale di partita” tra coscienze umane. Non un teatro civile. Creativo ma ricco di preziosismi storici minori,meno noti, ma non banali.Benito Mussolini è stato scacciato dalla direzione de L’Avanti per le sue posizioni interventiste. Ancora fedele alla vena socialista, si muove nei ranghi della Milano interventista in cerca di alleanze e creditori per il suo nuovo giornale, Il Popolo d’Italia. La mattina dell’11 novembre ha appuntamento con Filippo Naldi, direttore conservatore del Resto Del Carlino di Bologna, il luogo è emblematico: la Milano di Piazza San Sepolcro. La profetica piazza dove nel 1919 nasceranno i Fasci.
Ad attenderlo non ci sarà Naldi, Mussolini sarà accolto da Marinetti vestito di tutto punto in divisa militare che in un “Farle, farsi…farsa” fingerà di essere un tramite per persuaderlo alla sua filosofia futurista. Tra un contraddittorio teatrale si scontra il colore futuristico ( e artisticamente parlando e nella veste profetica degli avvenimenti; ‘ - lei è… - Il futuro’) contro Mussolini che riecheggia un ésprit tardo risorgimentale e idealistico sprezzante dello spirito militaresco e incline alla rivoluzione. Spirito d’élite contro spirito per la giustizia ai deboli. Un accento forte e non scritto a quello che poi è stato il capovolgimento radicale di Mussolini durante il regime.
Situazionismo e lessico più e più volte adattato al milieu. Di fronte ad un segmento storico che si affida agli scenari di massa, L’Estate di San Martino del 14’ si concede invece inquadrature individualiste sui piccoli micro cosmi della società.
C’è Fulvio, padre preoccupato per la possibilità che suo figlio Andrea , classe 1886, venga arruolato nell’esercito. C’è Primo, che per impedire che ciò non avvenga cerca di corrompere un ispettore dell’esercito, Ersilio Redenti, falange del Re Vittorio Emanuele, il cui affronto gli costerà caro. C’è Domenica, segretaria di Marinetti, donna casa e chiesa inerme, di terracotta come una Lucia Mondella sospesa tra due fuochi sulla scena del bluff china a scrivere sulla sua Remington silenziosa del Nove. C’è un barcaiolo ubriaco, immagine picaresca. C’è Antonio Sant’Elia, futurista. C’è Strillone, il garzone dei giornali: vende L’avanti, il “giornale della pace”, un misto tra innocenza e ignoranza.
La parola d’ordine è preziosità senza mai perdere la scorrevolezza. C’è l’intento di creare una quadratura storica diversa dal senso comune, idea che affiora anche nei gangli storici citati en passant: Carlo Pisacane e Giovanni Juares, Angelica Balabanoff e Margerita Sarfatti, critica letteraria dell’Avanti che porta nel suo nome una minuscola sottotrama di storia del giornalismo nella diatriba tra Marinetti e Mussolini. Un universo tutto particolare che conquista, quasi lascia resettare la costruzione di ciò che è stato Il Novecento dopo il 1914. Una Storia che sembra avere un destino a venire differente. Un testo diapositiva, che scatta la sua immagine in un momento particolarissimo è intenso agile e dinamico che riesce a conquistare il suo spazio. Un testo agile e intenso nei botta e risposta, frasi a bruciapelo e climax alternati. Gustoso nello spirito del linguaggio del tempo, ma netto e intelligente senza orpelli estetici.
Scrittura gravosa quanto fluida, l’accavallamento dei registri linguistici, un filo drammatico sempre teso, una penna che rincorre il sapore storico, mai in resa manierista intelligentemente reso anche nei rivoli futuristici disseminati nel testo senza eccesso.
Da leggere. Un testo storico un affresco umano all’ombra della Storia.Nasce a Bologna il 12 novembre 1961. Ha conseguito la laurea al DAMS con lode. Vive e lavora a Milano.Dal 1990 al 1998 è stato autore televisivo per Mediaset e dialoghista nel mondo del doppiaggio per Studio P.V.
Stefano Cerioni mette a disposizione anche copie autografate direttamente richiedibili al prezzo scontato di 10 euro (spese di spedizione incluse ) pagabili via paypal all’indirizzo di posta elettronica stefano.ce.961@virgilio.it
In alternativa, il libro è disponibile sui siti della grande distribuzione come Ibs, Gorilla.it, Libreria Universitaria, Webster, Unilibro e sul sito della casa editrice Uni Service (www.uni-service.it) al prezzo di 11 euro + spese.
Stefano Cerioni, il nome dice nulla? Per gli amanti del doppiaggio milanese degli anime, vi segnalo che portano la sua firma i dialoghi della Serie Classica e degli OAV dei Cavalieri Dello Zodiaco .
• L’idea di questo copione ti è nata dal tuo approccio diretto con gran parte del corpus originale di opere scritte o edite da Marinetti. Scrivi in prefazione che questo stato possibile grazie alla tua collaborazione presso il Centro Apice dell’Università Statale di Milano per la sistemazione della raccolta di questi testi donata dall’attore e collezionista Sergio Reggi. Come è nato il connubio e l'entusiasmo tra te e questo progetto?
Quei giorni ebbi occasione di maneggiare per la prima volta libri pubblicati nei primi anni del Novecento. Le pagine sottili, ingiallite... Carta che difficilmente resiste al tempo. E’ stato come quegli anni cercassero di dirmi qualcosa. Ricordo in particolare l’impressione che mi fece una fotografia di Filippo Tommaso Marinetti, l’allure che lo circondava. Fu una sorta di... folgorazione? Un uomo che avrebbe inventato la pubblicità, la propaganda, massivo, tambureggiante. Insistente. Somigliava così tanto a Mussolini. Voleva dirmi qualcosa. Cosa?• L'Estate di San Martino del 14' è un libro in cui solchi fortemente il territorio. I personaggi sono ben noti, la situazione scenica è un evento frutto della tua creatività. Impresa ardua trovare un limbo aleatorio ma puro in una parentesi storica così compromessa e sotto i riflettori in quel 1914 ancora tutto da scrivere. Come è nata questa scelta?
Siamo modernamente abituati a vedere nelle correnti politiche e nelle opinioni le cause della storia. Nessun tentativo storiografico, per carità. Non ne ho l’ambizione. Solo una domanda: come e perché l’Italia entrò nel primo conflitto mondiale? E’ vero. Avevamo ambizioni politiche. Eravamo una nazione giovane. Desiderosa di credibilità dopo l’avventura in Libia. Battevano però due grandi cuori, nel petto italico. Allora come forse ancora oggi: uno cristiano, uno socialista. Entrambi per la pace. Come fu possibile fare di un popolo di contadini una falange di belligeranti? Quale agente storico influì? Quale felice (o infelice, dati i risultati) causa scatenante operò in Italia in quegli anni?• Il titolo - si nota nella prefazione del Prof. Marco Soresina - ha un riferimento ben radicato. Come mai lo hai scelto?
L’estate di San Martino simboleggia poco velatamente l’ultimo caldo, raggio di luce prima del lungo inverno. Quale immagine più di questa precorre una lunga notte? Non bastò un dopoguerra per cauterizzare le ferite di un popolo che si scoprì nazione. Forse in quei giorni si gettarono, senza saperlo, senza capirlo, le basi e le idee per quarant’anni di sopravvivenza. Contiamo: ’14, poi ‘15-’18, poi ’19, i sansepolcristi e da lì a un soffio il 1943. La nazione, forte e solida di fronte al nemico, comincia a indossare l’elmetto già nei primi decenni del Novecento. Basta guardare gli abbigliamenti dell’epoca. Una moda imposta... dall’alto (?)• Per quanto riguarda la Storia fattuale, quella vera, i personaggi che citi sono tutt'altro che scontati alle semplici storiografie: il socialista rivoluzionario Jean Jures,il patriota Carlo Pisacane spiriti di rivoluzione e esprit risorgimentale, ma anche il Futurista Antonio Sant'Elia e Angelica Balabanoff, la passione per l'indagine storica non ti manca, ma soprattutto la tua penna risalta i dibattiti dell'epoca a proposito del giornalismo, in particolar modo per i personaggi legati a L'Avanti, citi Margherita Sarfatti (critica letteraria) e gli intrighi verticistici tra Bacci, Mussolini e Bissolati. Ti sei dunque documentato anche su questo tipo di fonti dell'epoca?
Naturalmente volendo fare un quadro il più possibile completo dell’epoca non ho disegnato solo protagonisti. Ho scritto bilanciando con altre figure, diverse, complementari. Le descrizioni sono più dei caratteri che delle descrizioni di masse o dibattiti. In aggiunta a ciò la figura di Jean Jaures mi colpì molto... Sono convinto che colpì molto anche la febbricitante fantasia del giovane Mussolini. Un socialista pacifista demiurgo e redentore di folle ucciso da un nazionalista il giorno prima la dichiarazione di guerra. Fece molto scalpore, allora: per qualche giorno, qualche foglio di giornale, poi nulla più. I socialisti improvvisamente tacquero. Soprattutto Mussolini, dopo i commossi accenti della commemorazione. Quell’uomo francese, saggio, con la barba, fondamentale e fulcro di un’epoca, di un’ideologia... sparito. Semplicemente dimenticato. Subito.•Sulla scena del tuo copione non solo Marinetti e Mussolini ma anche altre figure, per nulla secondarie. Il Novecento è un quadro di massa, tu,invece crei particolarismi alle vicende sociali del microcosmo di ognuno...
Questo il compito dei personaggi secondari, Domenica innanzitutto poi Fulvio e Primo. Ersilio Redenti, invece, ricopre un ruolo preciso. Ha un compito chiave, far capire nascondendo e nascondendosi. Diciamo che veste panni pesanti, non suoi. Lascio al lettore e allo spettatore scoprire quali. Curioso... Un capitano dell’esercito in borghese davanti a uomini che passarono la vita in uniforme. Senza doppi sensi, solo un chiasmo tra costumi. Però.. curioso, no? Quello che rappresenta Ersilio Redenti potrebbe essere un vezzo tipico di noi italiani: vedere sempre un uomo nascosto dietro progetti grandiosi. Più che vederlo: immaginarlo.• Spesso, l'interazione dei tuoi personaggi dipinge un affresco cangiante del milieu sociale di ognuno intenso. Situazionista, borghese,popolare, ideologico, futurista. Mi riassumi come hai vissuto questa esperienza letteraria plurima?
Questo è stato un dono dei personaggi. Semplicemente scegliendoli li ho disegnati secondo un fecondo intrecciarsi di motivi letterari. Faccio teatro, vorrei fare teatro: ma come si fa, con tali personaggi, a limitarsi alla scena? La loro prorompente personalità li proietta fuori. Sono gravati di forte iconologia e retorica. Soprattutto Antonio Sant’Elia. artista di genio, socialista, futurista, caduto in guerra. Peccato una piccola parte, nella pièce: la figura si sarebbe prestata a ben altri destini. Sono sicuro che qualcun altro, un giorno, ne coglierà meglio le implicazioni artistiche e drammaturgiche. Ciò che di meglio sarebbe stato per l’Italia e il mondo se non fosse semplicemente morto al fronte.•A proposito di quest'ultimo aspetto, miri molto allo spirito ostentatamente socialista di Mussolini, il tuo punctum nella storia. e stata quest'ago primordiale, dunque, a scuotere la tua ispirazione?
Sicuramente. Fu proprio il chiedermi come poté un giovane e già celebre socialista diventare Mussolini a scuotere il nodoso albero della mia ispirazione. Nessuno degli impetuosi ideali della sua formazione costellano il Mussolini fascista. L’odio per i clero (firmò il Concordato), l’odio per i tedeschi (si alleò con Hitler), la grande amicizia per gli ebrei, (la barbarie delle leggi razziali). Quale impegno del socialista troviamo in Mussolini? La posa per le battaglie del grano, i campi solari per i ragazzini? Fu davvero un conquistatore? O piuttosto un conquistato?• In quanto a lessico, spesso la tua penna si veste dell'linguaggio d'epoca, piccole note dense. 'La fronte', invece de 'il fronte, ad esempio, vocabolo che spesso adoperi...
'La' fronte: si diceva così, non 'il' fronte: la fronte. Devo ringraziare il prof. Marco Soresina, una volta di più oltre l’estensione delle pregevolissime note di prefazione, che ha voluto confortarmi su alcune scelte. ‘Osa’, mi disse.Se il linguaggio ricalca l’epoca, la magniloquente quotidianità del beau geste, perché non lasciare alcune gemme del linguaggio di allora? Così come non era 'una' automobile, ma 'un' automobile. Sono spunti dall'italiano degli inizi del Novecento. Poche idee di lessico che -spero- impreziosiscano il testo senza appesantirlo. Sono già abbastanza vecchio. Non vorrei dimostrare novant’anni di più.• Tanto da dire sulla tua scrittura a cui lascio un velo per la curiosità del lettore, ma non posso ignorare la particolarità di certi tuoi freak futuristi ' farle farsi...farsa', ' Turàti e Tùrati', Ingegno ma anche scorrevolezza, raccontami...
Questo fa parte dei vizi di chi ama le parole prima del loro significato. Che dire? Sarebbe come chiedere a un musicista di non innamorarsi delle note. Certo, bisogna scrivere di significati, non di forme. Non è avanguardia. Né surrealismo né dadà.. Qui si cerca semplicemente e chiaramente di comunicare. Naturalmente qualche vecchio sgorbio rimane. Ma... Come negarsi a qualche sberleffo futurista quando si ha Marinetti a recitare le proprie battute?• Un particolare importante che ostenti spesso con orgoglio 'una Remington silenziosa del Nove'. Come mai?
Nacque così la propaganda. Silenziosamente. Oggi la pubblicità tappezza le città. Marinetti sarebbe felice, se vivesse nel 2000. Omaggio doveroso e simbolico alla nascita silenziosa dell’era della comunicazione.• 2009, il tuo libro è pubblicato proprio nel centenario del Futurismo, scrittura gravosa e densa. Hai impiegato 6 anni per la sua gestazione. Come hai maturato le scelte del testo nel tempo?
Descrivere la gestazione di questo lavoro richiederebbe la redazione di un altro libro. La storia di quegli anni, degli anni successivi ci scruta da mille pertugi, le sue note non sono nemmeno tutte sui libri. Le viviamo quotidianamente. Se è vero che tutti i secoli sono figli dei secoli precedenti, tranne forse per il Medioevo, noi siamo i figli del Novecento. Speriamo di aver imparato qualcosa dai nostri padri.• La Milano del tuo libro è un mondo fatto di strade, nomi di una città vista dell'interno, un cuore collettivo che non risponde al 'bell'amore' di cui parla il tuo picaresco barcaiolo - gondoliere. Sguardo d'epoca ma quanto possiede anche del tuo estro da milanese acquisito?
Devo dire che essere stranieri dà al tuo occhio una capacità in più. Cogli maggiormente le differenze, le peculiarità. Se vivi a Firenze, non ti accorgi di quanto è bella la tua città. Probabilmente se fossi stato milanese non avrei gustato con altrettanto cupidigia questo suo voler tipicamente esserci, esserci sempre, fare, capire. La caratteristica migliore di Milano. Il motivo per cui la si può amare ogni mattina senza che si rifaccia il trucco.• E in quanto a Milano, non posso non rivolgerti una piccola ma significativa domanda sulla tua esperienza televisiva come dialoghista presso lo Studio P.V, agenzia che ti ha visto protagonista nell'adattamento de I Cavalieri Dello Zodiaco. In riferimento allo spirito teatrale del tuo libro mi viene in mente uno stralcio di un'intervista ad Ivo De Palma, doppiatore di Pegasus, a cura di Roberto Branca in una monografia dedicata a questo anime in cui si cita l'attitudine della direzione del doppiaggio di Enrico Carabelli che « aveva una formazione teatrale e amava sondare ogni possibile espressione emotiva». E', credo, una lezione sul punto di vista psicologico e profondamente interpretativo dei personaggi su cui ancora oggi, in una nuova veste, hai potuto trarre una lezione oltre la tua laurea al Dams di Bologna. Giusto?
Veramente la mia sensibilità ai personaggi, alle loro psicologie, alle loro diversità deriva più dalle mie esperienze nel doppiaggio che dai miei trascorsi universitari. Senza voler toglier nulla allo studio e dando allo Studio P.V. ciò che merita... la ricerca dei tratti, la curiosità dei rapporti deriva più dall’esperienza che dall’analisi. Altrimenti i personaggi verrebbero tutti uguali, tutti costruiti secondo regole ben definite. Non credo funzioni così. I personaggi non studiano, si comportano, agiscono.• E in quanto alla tua scrittura, è il primo progetto in luce, che pubblichi in 'chiave solista', una scrittura tutta tua. Una «luna crescente» citando un tuo concetto chiave nel testo, Qual è la novità che senti in te?
Questo spererei foste voi a dirlo. Aiutatemi voi a capire se vale la pena continuare. Quando non si hanno punti di riferimento, tutto diventa più difficile. Solista quanto, poi, la scelta? C’è tanto di collettivo in un libro se viene letto.• L'estate Di San Martino Del '14 è un testo pubblicato on demand. Hai nuovi progetti letterari per il futuro e, oltre al teatro, hai mai pensato a una scrittura narrativa sotto forma di romanzo o ad un ritorno ai tuoi albori in veste poetica?
Scriverò ancora probabilmente fingendo di essere un commediografo, un drammaturgo, uno scrittore per la scena.

Chilliens ovvero, donne. Questo l’esordio letterario di Vasco Rialzo, un Bukowski nostrano, storia di una Bologna - Sodoma all’insegna del sesso in un andirivieni dal forte impatto visivo e senza sosta. E’ la ‘storia di ordinaria follia’ di un Io narrante fittizio tra disinibizione a go go e musica techno. Un esordio per una scrittura in fieri. Molto incentrato sui contenuti espliciti che un mood trasgressivo lascia immaginare, non concede descrizioni ponte, bridge di contorno ad ambientazioni secondarie, a una Bologna da sfondo. Una scrittura da pulire ma capace di imprimersi a fondo. Vasco Rialzo rivela: <<E ‘ stato un esordio controcorrente, sconsigliato da tutti perché troppo violento, crudo, fuori dalle righe. Il secondo è del Vasco più maturo, più attento, più equilibrato. Ho scatenato la mia ironia, la profondità dei personaggi (donne incluse), ridotto il sesso, moderato le parolacce, eliminato l'inglese (ma sostituito con spagnolo e catalano). E così via.>> Aspetteremo il seguito…

Ve la immaginate una Bologna dalla parvenza di Guida Galattica Per Autostoppisti di Douglas Adams?
Cominciamo così. Parte con questo intento Colui Che Gli Dei Vogliono Distruggere: il protagonista, uno dei tanti, è Leviatan, supereroe che sbuca dalle Torri degli Asinelli, cambia poteri ogni dodici ore ed è stato scaraventato nel presente dopo l’apertura di una crono bolla.Questa è Terra L. con la Bologna del mondo che non c’è. Quando Leviatan si sveste del suo abito da scena strappato dalla letteratura di Morozzi ai fumetti della Marvel, lui diventa Daniel Drum, venditore di fumetti e dischi d’annata. La sua fidanzata è Sandra, scrittrice precaria di romanzi erotici ormai innamorata di Leviatan senza conoscere la sua vera identità e con un Daniel geloso di se stesso fino alla follia.
E poi c’è Johnny Grey. Ricordate Ritorno Al Futuro di Spielberg? Johnny è il corrispettivo di Michael J. Fox nei panni di Marty McFly che viaggiava nel tempo fino a ritrovare i suoi genitori alla festa della scuola. Suona in una band del liceo e canta Rock Around The Clock, brano ancora non scritto all’epoca.Johnny Grey ripercorre fino in fondo questo desiderio proibito di impossessarsi di tutte le pietre miliari del rock un attimo prima che siano pubblicate dai legittimi autori. Dai The Who a Bob Dylan tutte le canzoni sono in suo possesso e in primo piano c’è Il duca Bianco David Bowie derubato della sua Space Oddity e sospeso nello status di artista incompreso.
Nel mondo normale, nella Bologna bohémien di sempre, tutta la grande musica è al suo posto e tornano in campo le vecchie conoscenze dei libri precedenti del Moroz: prima fra tutti c’è la band dei Despero che annaspa nell’underground di vent’anni di sudata carriera e un solo singolo famoso: Crepuscolo. Una hit difficile da riproporre dopo l’empasse dell’influenza del ‘rock talebano’ annata 2002.Colui che gli dei è un romanzo ‘componibile’ due storie parallele, quella di Leviatan e del mondo di Kabra, dai capitoli incastonati una dentro l’altra. Il mondo dei Despero è una piacevole conferma del continuum dei romanzi di Morozzi che seguono sempre un filo continuativo, eppure, questa nuova vena fantascientifica e fantasiosa un po’ alla Douglas Adams un po’ alla Stefano Benni è intrigante.
L’accenno di navicelle e Ufo aveva forse avuto già i primi passi nell’introduzione di L’Emilia e la dura legge della musica, ma stavolta la breccia coglie in pieno. È una formula che funziona, ma dico che è un romanzo che ha ancora tanto da dire in questa direzione e una futura fantascienza morozziana in toto non la escluderei.Ottimo per i guru musicali che troveranno tra le pagine anche un po’ di Tommy dei The Who, The Lamb Lies Down On Broadway dei Genesis e mille (dis)avventure di Ziggy Stardust in formato di dramma esistenziale.
Esplosivo come sempre, migliaia di citazioni fumettistiche, situazioni paradossali, comico e ingegnoso, quasi un film dall’impatto immaginifico diretto. Ottimo inizio anche se siete alla prima lettura della sue opere.
Un Romanzo Poetico. Una storia in prosa con la musicalità di uno scritto in versi. È’ questa l’anima de Il Bianco Rumore dei Respiri, primo romanzo di Alessandro Vettori in veste di scrittore.
Immagini simboliche, senso viscerale e arte che vive nell’arte danno vita ad una storia profonda che rasenta i canoni della ricerca della perfezione in cui tutto è un vorticoso cerchio dell’Immenso. Consapevoli del fatto che alla base c’è un’ immagine, un concept che rincorre la filosofia, la storia si muove nel carattere sopraelevato dell’arte nell’arte, senza sosta, con una buona dose di metafisica e irrealtà.
In un libro tripartito tra il punto di vista di Loren, la simmetrica prospettiva di Julia e la loro visione di insieme, nascerà un viaggio in una lettura che nella sua densa irrealtà mette in scena un duende sublime tra fisicità umana ed eterno, annegato nell’Amore e nella sensibilità in viaggio d’andata e ritorno. Candido e tagliente. Sopraffine nelle mille sfoglie della psiche umana. In più, ad arricchire l’apparato delicatissimo ed immaginifico di questo romanzo, ci sono i disegni di ‘Pittura poetica’realizzati da Alessandro Vettori insieme a Stefano Cianti.
Un libro relativamente breve ma intensissimo. Si legge quasi in un’apnea, un bianco latte intriso di musicalità. Particolare, originale per una forma di scrittura non consueta, un effetto visual fatto di parole attimo dopo attimo. Un frammento di un discorso amoroso sul mondo dell’arte e degli artisti amanti. Un flusso di coscienze ricamato e tracciato con maestria.
Da leggere almeno due volte per comprendere a pieno il senso simmetrico e lo studio sulla corrispondenza tra umori dei personaggi scavati in profondità aggrappati ad una gran bella penna letteraria.Un piccolo preambolo prima di iniziare, questa è la seconda intervista che realizzo con Alessandro sul progetto di questo romanzo. La prima nacque anni fa, quando, nel 2006 Alessandro pubblicò per la prima volta il suo manoscritto su un blog sotto forma di racconto a puntate oggi rieditato per la forma cartacea. L’intervista che realizzai all’epoca potete leggerla qui
• Partiamo dal tuo vissuto professionale: per lavoro sei a contatto con il mondo della regia e della recitazione, a contatto con battute e discorsi diretti,insomma. La stesura de Il Bianco Rumore Dei Respiri nella sua forma di romanzo poetico, quanto differente, oserei dire sperimentale è stato per te nella sua scrittura da flusso di coscienza e dosato nella surrealtà più appagante e sfumata?
Rispondo brevemente e probabilmente in maniera del tutto scontata:• Arte che si affaccia nell’arte, musica,amore, teatro. Come ti è affiorata alla mente questo contesto da narrare?
Ogni persona pian piano nella vita costruisce un suo bagaglio composto da ciò che ha vissuto, da ciò che ha studiato, dalla musica che ha ascoltato e così via. Ho messo insieme il mio vissuto ma senza raccontare nulla di autobiografico. Sono entrato nel fondo del mio corpo dove erano trattenute tutte le sensazioni più intime, ho cercato di riscriverle esattamente per com’erano. Ho avuto la fortuna di vivere sempre dentro ciò che ho amato, il cinema, la musica, il teatro, la pittura, e soprattutto la poesia: passione della quale, da ormai vent’anni, non mi separo mai.
E dalla poesia parte tutto! Lei mi ha portato ad un indagine sempre più forte nel profondo, da quando avevo tredici anni è stato un continuo scrivere, scrivere, scrivere e buttare, ed ogni foglio che buttavo cercavo di andare sempre un passo avanti o meglio, un passo in giù verso quel luogo dove si nascondono le nostre intimità. La passione che racconto tra i due personaggi non è altro che metafora della passione universale che si ha nei confronti di ogni cosa per la quale saremmo disposti a rinunciare a tutto.
Avevo bisogno comunque di raccontare una storia che non rimanesse la mia storia raccontata e assorbita, ma un romanzo dove il lettore dopo poche pagine potesse staccarsi dai fogli e scrivere un’altra storia tutta sua. Tutti avrebbero dovuto sentirsi un po’ Julia, un pò Loren.
• Julia è tua moglie, Ginevra tua figlia, quando ti intervistai anni fa dicevi che nel tuo romanzo c’è poco di autobiografico, ma i nomi sono li…un poema in prosa dove i personaggi sono veri e i fatti liberamente affidati all’ispirazione? Raccontami la coesistenza fra questi due equilibri.
Sì, i nomi sono lì ma i nomi non sono una storia. Ginevra è il nome che più adoro, lo avrei dato comunque alla bambina che si incontra nel testo perché in questo c’è il contrasto tra l’amore e la passione e soprattutto la passione: vince sull’amore.• E cosa mi dici dei punti di vista paralleli e speculari del mondo visto da Loren e di quello visto da Julia? In questo il tuo romanzo ha una simmetria particolare…
Questa scelta narrativa mi ha portato a poter analizzare due mondi differenti, a vibrare di lui, di lei, facendoli parlare in prima persona. In questo modo i dialoghi si rivolgono diretti al lettore ed i personaggi non sono raccontati ma vissuti, guardati. Un faccia a faccia dal quale non ti puoi sottrarre perché non si può non ascoltare chi ha qualcosa da dire.• Un romanzo nato da un blog, un book blog del 2006 oggi divenuto un libro in forma cartacea. Che esperienza è stata questa ‘metamorfosi’, la ripeteresti in questa stessa forma? In cosa la forma la forma cartacea ha aggiunto valore al tuo libro in fatto di revisione?
No, in questa stessa forma rispondo immediato e deciso: NO!• Nella tua esperienza di scrittura viscerale a pag 59 scrivi: ‘Ogni capitolo che getto sui fogli cerco di fare in modo che sia speciale, cerco di farlo vivere insieme a tutto il resto,ma allo stesso tempo di rendergli una vita propria che non dipenda da nessuno’. Mi commenti questa affermazione?
Come credo di aver già detto che io arrivo dalla poesia: il mio grande amore. Per me ogni frase ogni parola è fondamentale per costruire un concetto. Anche se devo descrivere qualcosa di molto statico cerco sempre un dinamismo letterario. Molti romanzi che leggo peccano proprio in questo ad un certo punto ti lasciano solo, e ti raccontano ciò che vedresti anche da te. Altre volte, per descrivere invece scene di passaggio si consumano infinite metafore per raccontare particolari del tutto ininfluenti. Io cerco di andare sempre all'essenza, se non c'è tanto da dire passo al volo e vado oltre. Nel noir che sto scrivendo ora, sto incontrando queste difficoltà, lì devi descrivere situazioni necessarie, cerco di farlo nella maniera più asciutta possibile.• Affascinante e inafferrabile, hai dato alla tua scrittura traduzioni immaginifiche. La prima è il sodalizio con Stefano Cianti all’insegna della Pittura poetica…
Sì, amo molto mettermi in gioco, posizionare la scrittura come legante universale della comunicazione artistica. Amo le sperimentazioni, l'improvvisazione. Da questo è nata la “Pittura Poetica” una nuova forma di linguaggio dove parole e pittura si fondono sulla stessa tela in contemporanea, durante una performance live. La pittura cancella le parole sino a negare il testo che si è appena composto per essere a sua volta violentata dalle lettere che diventano come tagli, ferite, graffi irrispettosi. In realtà tra me e Stefano c'è n grande rispetto artistico, non sarebbe possibile realizzare queste opere se non fosse così. Amo mettere in gioco le mie capacità d'improvvisazione delle emozioni, non mi innamoro di ciò che scrivo. La maggior parte delle frasi durante le performance non si leggeranno mai se non per l'attimo in cui vivono. Per me scrivere equivale a respirare ma ogni respiro fatto è un respiro terminato, bisogna sempre farne uno nuovo e man mano che si cresce: sempre un po' più grande.• … Lo sculture delle lettere è invece il tuo cortometraggio su questo testo. Dove è possibile trovare e come hai stringato il concept del tuo romanzo in questo corto?
In realtà il cortometraggio è praticamente introvabile, dovrebbe essere nel materiale di repertorio del Genovafilm festival e alla Scuola d'arte cinematografica di Genova.Da questo corto è nato tutto il romanzo. Avevo necessità di raccontare un forte problema di comunicazione attraverso un bambino che scolpiva con la bocca bellissime parole ma così pesanti da frantumarsi sul pavimento appena fuori dalla bocca. Poi tutto il resto non lo so perché è venuto, mi ha chiamato, ed io ho scritto.
• Il bianco. Il nero: colori che hanno simbolismo assoluto nel testo. Un piacere della tua scrittura troppo riduttivo da esplicare, ma raccontaci solo la scelta di questo titolo ‘ Il bianco rumore dei respiri’.
Beh ci sono più significati, uno si scoprirà dentro al romanzo ed è un significato fisico.• E ora che l’editoria ti ha aperto le porte, che progetti per il futuro hai? Hai nel cassetto nuove idee da stendere per un futuro romanzo?
Aperto le porte è un concetto molto grande da proporre, diciamo che mi sono aperto da me un piccolo spiraglio e che in questo cerco di soffiare dentro con tutta l'aria che ho nei polmoni. Non tanta visto tutto quello che mi fumo.Splinder (08/10/2009) Giulio Mozzi è l'ultimo a scendere perché è un quasi cinquantenne anoressico di Iannozzi Giuseppe Non un libro. Non un diario. Raccontini che non si possono collocare né nella narrativa più spicciola o informale che dir si voglia, né in un'altra ghettizzante categoria, in una qualsiasi. Minimalismo spietato (oserei dire "anoressico") e Leggi ancora...
Splinder (10/10/2009) Danilo Arona Ritorno a Bassavilla Edizioni XII Verità? Invenzione? Tutte e due, probabilmente. Con un rigoroso filo logico che conduce dall’una all’altra, e le confonde. Danilo Arona è un seminatore di inquietudini, autore di un genere proprio, che spezza i confini del quotidiano e ci sposta sull’orlo di abissi vertiginosi, popolati da fantasmi e infestati Leggi ancora...

Immaginate Andrea Camilleri, Carlo Lucarelli, Giorgio Faletti, Fred Vargas, John Landsdale e molti altri giallisti italiani e internazionali riuniti, nei panni di loro stessi, a Milano per indagare su un unico giallo, l’assassinio della libraia Tecla Dozio morta per avvelenamento durante un festoso incontro letterario nella sua libreria. ‘ Una cosa è il romanzo giallo, un’ altra il delitto vero, adesso vediamo di che pasta siete fatti’ ghigna l’assassino in un romanzo che ruota intorno ad una dose di cianuro e una morte per avvelenamento.
L’idea di partenza di questa coralità di illustri protagonisti è interessante.Un'atmosfera più simpatica che lynchiana. Ancora di più se siete addentrati in materia e conoscete la vera Tecla Dozio. Una nota è d’obbligo: Milano, Via Peschiera 1, è qui che fino a pochi anni fa aveva sede una libreria culto per gli amanti del giallo,la Sherlockiana: una libreria specializzata, ricca di titoli rari, incontri con gli autori e tutto quello che si può chiedere, Tecla Dozio ne era la titolare assoluta, una libraia non solo nelle vesti di commerciante, ma editor, consulente di autori e case editrici, talent scout, organizzatrice di incontri, conferenze, dibattiti e presentazioni in Italia e all'estero.Vero è che la libreria ha chiuso hai battenti quindi, si tratta più di un omaggio che di uno sponsor, ma è anche vero che aleggia più volte un sito internet citato in continuazione: www.gialloandco.it che scopro essere un’associazione culturale sul giallo e il noir dove figura tra i soci fondatori proprio la Dozio e volti noti del giallo italiano, sito di gran lunga consigliato agli amanti del genere.
Assasinio In Libreria, è un libricino stampato da Marcos y Marcos, 200 pagine nette, un romanzetto freack, che per metà mi pare avere un estro da vetrina commerciale prima di ingranare la vera marcia di un romanzo di confine tra il giallo e il noir dove l’assassino è un volto già ben noto.
Nato a Bari è giornalista professionista con esperienze di inviato speciale e caporedattore nelle più importanti case editrici nazionali. A 22 anni, nel 1979 ha pubblicato il suo primo libro: Il mestieraccio (Erre Edizioni) , una satira proprio sul giornalismo.
Sono seguiti Gli sdrogati (Bompiani), Mamma eroina (Bompiani), Khomeini e la questione iraniana (Sugarco), San Siro la Scala del calcio (Rizzoli), Don Mazzi, un prete da marciapiede (Sperling e Kupfer), Se ho smesso io (Edizioni San Paolo), Nomination (Fanucci). L'ultimo romanzo è Assassinio in libreria (Marcos y Marcos).
Quello che si chiede questo saggio semiserio è curioso, il modo in cui è trattata la sua tesi pure. Un piatto succulento bombardato in trentamila spunti da cui ognuno attinge a modo suo.
Cos’ha l’Emilia Romagna per sfornare, tra tortellini e prosciutti essiccati tra il fiume Po e le cicale, una schiera cosi folta di musicisti e cantautori così noti al panorama italiano? Forse la via Emilia, come direbbe Lucio Dalla, o forse, spore residuali da una cometa che ha colpito gli abitanti o un attacco alieno…Sulla via di una scrittura entusiasmante, nostalgica e divertentissima, tra Nomadi, Guccini, Vasco, Modena City Rambles, Skiantos annessi e connessi dei CCCP in primo piano e non solo loro, Gianluca Morozzi (story teller da marchio di fabbrica) confeziona un libro simpatico che è quasi variazione sul tema, tracciando nella cornice di ogni cantante e band citata una mini storia intonata in cui il seme
autobiografico non manca mai.
L’Emilia O La Dura Legge Della Musica è un viatico tra memorie di concerti, aneddoti di memoria collettiva e individuale e tutti i colori dell’Emilia di fronte alla musica, una su tutte, quella di conoscere per caso un nuovo artista musicale in un piccolo palco di provincia, dire “proprio niente male” e ritrovarselo lì in classifica. Luciano Ligabue docet.
Emozioni in primo piano, e il dovere di cronaca diventa una pagina di vita.
Un colpo di fulmine. Un lampo di genio su cui investire.
L’Era del Porco è stato il mio (tardo) primo approccio alla letteratura del giovane e prolisso talento letterario bolognese Gianluca Morozzi, autore del pluricitato successo del romanzo Blackout di cui tanto se n’è parlato anche in tv.
Siamo a Bologna,no, non in quella Bologna del giallo, dove, chissà perché pare che ad ogni portico ci sia un cecchino pronto a sparare e un investigatore pronto a fargli le scarpe.
Siamo in una Bologna giovanile e alternative nella sua precarietà di una vita alla giornata, un brulicare di tipi strambi e alternativi tra delirio e realtà.Lajos è il giovane protagonista. Sta scrivendo un romanzo per una piccola e sconosciuta casa editrice di provincia alla corte di Ubermescht Belasco, improbabile editore che lo spedisce su e giù per l’Italia in presentazioni letterarie. Lui è il romanziere, ma è la sua vita a sembrare un romanzo dell’assurdo. È il cantante dei Sickboys, una band da strapazzo che è tutto un programma: da Lobo, chitarrista sosia di Kurt Cobain e/o David Beckham fidanzato con la tremenda Betty, fino ai provini per i latenti bassisti che cambiano una volta al mese, una posizione bislacca in cui finirà anche Billy, il sosia di Paul McCartney che prese il suo posto sotto mentite spoglie ma ormai stanco del successo. Aggiungiamoci un po’ di pepe per le fallimentari esibizioni nei piccoli centri culturali di Bologna. Aggiungiamoci la foga calcistica rosso blu per il Bologna Calcio e ancora il sesso con una fidanzata improbabile e poco fidanzata piena di grilli per la testa tutt’altro che passionali.Nulla in confronto al mondo intero di quando arriva Elettra. Un amore vero ma impervio, lei la talentuosa chitarrista delle Lingue Veloci… in salsa Bob Dylan.
Plot brillante e da voluto riso sulla ‘sgangheratezza’ delle vicende diventa quasi una trama-non trama alle prese con l’esilarante tamburo battente di una scrittura sempre impeccabile nella fluidtà ed improbabile negli happening in successione, una penna giovane e densa, ricca di colpi di scena e di notazioni memorabili. Quasi 300 pagine che volano via in un soffio.
Grande, grande, grande! Morozzi è un vero talento. E per chi già lo conosce, questa volta si tratta di un libro che un po’ trova il suo viatico d’apertura in Despero e il rush finale su Bob Dylan fa giustizia al Morozzi musicale, lui che è anche membro degli Street Legal, tribute band del cantautore di Blowin’ in the wind.Despero (romanzo)
Luglio, agosto, settembre nero (racconti)
Dieci cose che ho fatto ma non posso credere di aver fatto, però le ho fatte (romanzo)
Accecati dalla luce (romanzo)
Blackout (romanzo)
L'era del porco (romanzo)
Le avventure di zio Savoldi con Paolo Alberti
L'Emilia o la dura legge della musica
Pandemonio, illustrazioni di Squaz (graphic novel)
L'abisso (romanzo)
Il vangelo del coyote, illustrazioni di Giuseppe Camuncoli e Michele Petrucci (graphic novel), Guanda.
FactorY - Libro primo, soggetto e illustrazioni di Michele Petrucci (maxiserie a fumetti)
Colui che gli dei vogliono distruggere (romanzo)
Suicidi falliti per motivi ridicoli con Gianmichele Lisai
Quote Rosa. Donne, politica e società nei racconti delle ragazze italiane con Grazia Verasani (racconti)
Dylan revisited, con Marco Rossari, editore Manni (racconti).
Le radici e le ali - La storia dei Gang
Byron a pezzi, (romanzo collettivo)
Splinder (04/04/2009) Intervista a Gordiano Lupi Cattive storie di provincia a cura di Iannozzi Giuseppe 1. Cattive storie di provincia è una raccolta di racconti mai a lieto fine: si spazia dall’horror puro al thriller, dall’erotico sanguinario al dark più classico, per sfociare infine anche in una verve splatterosa, come in Oltre ogni limite. C’è Leggi ancora...
Splinder (14/09/2009) Laura Liberale TANATOPARTY Intervista all'autrice a cura di Iannozzi Giuseppe - Laura Liberale - foto per gentile concessione - 1. In primis, chi è Laura Liberale? Laura nasce il 15 maggio del 1969 a Torino. Ho iniziato a scrivere alle elementari (come tutti, d’accordo, però sto parlando di poesie… orride composizioni sullo spauracchio della Leggi ancora...
Splinder (13/09/2009) Fabrizio Corselli - Achilleion (L'ombra di Achille) Per tutti i cultori di Epica Moderna, disponibili da adesso i poemetti: Energhès Théa - All'Ombra di una Guerra e Achilleion - l'Ombra di Achille Edizioni E-Book Achilleion (categoria "Restyled") presso il sito www.achilleion.sitiwebs.com Link diretto per il download Sezione Leggi ancora...
Splinder (08/09/2009) LAURA LIBERALE TANATOPARTY Quando anche la morte diventa spettacolo scrivere è uno strapparsi a morsi la carne viva fino al cuore inesorabile delle cose. Il tentacolare business del marketing ha raggiunto anche l’industria della morte. I più moderni ritrovati del settore funerario fanno bella mostra di sé all’inaugurazione di un’avanguardistica Leggi ancora...
Splinder (03/09/2009) Maurizio Ferrara, Franco Foschi Passione 1820 288 pp. - 15 € - Sironi editore dal 9 settembre 2009 in libreria Sullo sfondo della Roma papalina, agli albori del Risorgimento, un racconto travolgente che intreccia – nella miglior tradizione del “cappa e spada” – arte, avventura, amore e amicizia con intrighi, tradimenti e guerra. Un romanzo storico Leggi ancora...
Splinder (23/08/2009) Walter Veltroni dice innocente Berlusconi per pubblicizzare il suo ultimo romanzetto Noi di Iannozzi Giuseppe Non gli è bastato affossare la sinistra italiana, adesso Walter Veltroni assolve Silvio Berlusconi con parole più che mai vergognose rilasciate a Il Resto del Carlino nel corso d'un'intervista: "La colpa più grave di Berlusconi è quella di non avere Leggi ancora...
Splinder (23/08/2009) Davide De Santis Da Ian Curtis a Fabrizio De André Cicorivolta edizioni collana i quaderni di Cico ISBN 978-88-95106-56-4 © giugno 2009 - € 10,00 - pp. 97 in copertina, illustrazione di Simone Pieralli Musica, la particolare e incessante volontà di trasgredire. Quella che nasce dal vuoto che risale dal lampo, delicata precisa e caustica, violenta e sovrana. Leggi ancora...
Splinder (19/08/2009) Addio a Fernanda Pivano ultima grande americanista protagonista della scena culturale internazionale a cura di Iannozzi Giuseppe Nanda Pivano è morta a 92 anni. L'ultima grande americanista, indiscussa protagonista d'un ideale gemellaggio fra la cultura italiana e quella americana, se n'è andata. Si è spenta in una clinica privata di Milano. I funerali si Leggi ancora...

Mattias vive in Norvegia, giardiniere e fidanzato con Hellen da ben 13 anni ma un bel giorno c'è il black-out. Mattias si trova senza lavoro e senza fidanzata nello spazio di 24 ore e che succede? Scappa, va con i suoi amici alle isole Faroe per un concerto, ma non si sa come finisce in una casa di recupero per persone che hanno avuto problemi di adattamento e da qui parte il libro.
Come primo romanzo di questo scrittore mi è piaciuto, anche se qualche personaggio è un pò superfluo e non da continuità al racconto, anche se il finale è un po’ ridicolo ma è coerente con tutto il libro, anche se c'è un errore (già è stata avvisata la casa editrice... la forza Nato in Bosnia non è la Kfor ma la Sfor). L'ho scelto perchè è ambientato alle isole Faroe e l'ho scelto perchè Mattias non vuole apparire.
Speriamo che c'è un inversione in questa società insomma, se qualcuno inizia a scrivere sull'importanza dei numeri due forse sta cambiando qualcosa. Ma in questo libro c'è anche la ex-Jugoslavia, c'è la Bosnia ed il Kosovo perchè Mattias non dimentica il mondo, non dimentica chi fa delle cose quotidianamente ma non appare, pensiamo a chi lavora degli alberghi, chi pulisce le nostre strade, chi mette la roba negli scaffali dei supermercati, chi pulisce i giardini e le aiuole.
Questo libro è scritto per queste persone, è scritto per noi che viviamo quotidianamente la vita con semplicità... perché forse la vita è solo questo. Senza farsi troppi problemi, senza avere paura e seguire quello che noi vogliamo e non quello che gli altri impongono... educhiamo i nostri figli ad avere successo, soldi e fama ma bisogna educare i nostri figli ad essere felici. Se devi avere successo e poi non lo sai gestire (la storia insegna) meglio che non ti muovi.
Insomma "Un inno al non apparire che è una salutare provocazione in una società ossessionata dal protagonismo" ed è vero... pensate, non solo alla televisione, ma alle persone che vi circondano guardateli o meglio osservateli, tutti corrono per arrivare non si sa dove (la loro frase preferita è "in questa società si corre sempre" amico parla per te... io sono tranquilla e non rompere le palle) e in più si vantano anche di un piccolo movimento che fanno tipo vacanze, acquisti vestiti e stronzate varie ma la vita è più semplice ed è "orribilmente" tutta qui nella sua sconvolgente semplicità.
Ottima lettura e complimenti all’Iperborea per aver scoperto questo giovane talento.
Splinder (13/08/2009) Tiziano Scarpa chiagne e non si fotte a nessuno L’indignazione dei lettori truffati dallo Strega di Iannozzi Giuseppe E’ iniziato il giro di lamentazioni di Tiziano Scarpa, che si dice abbia vinto per chissà quali meriti la LXIII edizione del premio Strega con Stabat Mater. Il libro pubblicato – difficile se non impossibile dirlo “romanzo” – da Leggi ancora...

Lia Celi. Un nome, una parola magica. E chi si dimentica la sua scrittura irriverente, ironica, un po’ teatrale? Ora che l’ho riscoperta non la lascio più. Autrice comica dalla penna agile.Me la ricordo ai tempi della Smemoranda 2003 con i versi Odi Et Amo di Catullo interpretati in forma di posta del cuore stempiata e tragicomica sotto forma di consiglia adolescenziali al ‘Caro Catullus ’84’ (leggete il pezzo qui per intero, ci vale ) ma chissà, il nome non è poi tanto sconosciuto, tra i suoi scritti su Clarence.com e collaborazioni nel dietro le quinte della trasmissione Pippo Chennedy Show su Rai Due con Serena Dandini nonché il web è la culla di suoi archivi, primo fra tutti www.liaceli.com. Ne avrete da leggere.
Questa l’ouverture, Il Cassetto Del Racconto è qualcosa da pionieri. Uno scrigno di ossigeno per la mente ironico e intelligente, Una scrittura da vera artigiana del mestiere. Pensare che in giro è un remainder a prezzo stracciato. Già il titolo è un gioco di parole. La copertina ricorda la saga Malaussène di Daniel Pennac e in quanto a contenuti, la teatralità di Stefano Benni non è poi tanto lontana.Si tratta di un libro – appartamento, un continuum in formato short story dove stanza dopo stanza si susseguono racconti ‘ perché la nostra ditta produce e vende arredamenti narrati. Narredamenti,insomma,narredamenti completi per ogni tipo di ambiente.’ E tutto è una visita guidata attraverso questi narredamenti.
Un libro che ha dell’inesauribile. Coinvolgente, simpatico, che gronda situations teatrali ovunque tra frasi a bruciapelo e commedie dell’assurdo.
‘ – a proposito, tu suoni il piano O’Brien? Ma si, una volta da piccolo hai preso qualche lezione di musica. Ma che poi il tuo maestro ti ha scoraggiato. Immagino sia stato quando gli hai chiesto se il piano, oltre alla tastiera aveva anche il mouse’. Questo dice ad esempio in cucina il signor Gossard in viaggio da Wall Street verso Roncofreddo, alla disperata e folle ricerca di una bislacca casalinga della provincia di Forlì.
Oppure c’è una diatriba tra un suicida che vede il fantasma di Seneca e un certo Gibì.Giusto qualche citazione ed è ancora nulla per un libro sia per adulti, lei che nella sua carriera ha scritto anche storie per bambini. Farete conoscenza del Giovane Holding, Raniero Barzanti, scrittore pulp adolescente sfruttato da una famiglia che vuole sbancare il lunario. I porno divi Tundra Cum e Dick Luccello tra crisi creativa e salto di qualità per una vita più soft con al seguito un idraulico e sua moglie e la bellissima storia di Un Salotto Di Verso dove, nel salotto giallo dei nonni, tutto diventa una poesia in endecasillabi.
Libro davvero carino, ingegnoso e divertente a tratti con un po’ di comicità amara. Perfetto per una lettura in relax ma anche per un qualcosa di sfizioso in cui respirare aria d’arte e di una scrittura che vale. E pensare che si tratta di un libro del 1997, uno dei primi di Lia Celi, autrice di cui, ormai è certo, comincerò a leggere un po’ di tutto.
Santo cielo, hai aperto il Cassetto... sei molto gentile a chiamarlo "riscoperta", all'epoca se lo filarono in quattro. Fa ancora ridere? – mi dice stupita Lia che incontro su Facebook per fare quattro chiacchiere - Pensa che all'epoca l'avevo corredato di contenuti extra su Clarence, il portale cui collaboravo! Se ricordo bene, fra le altre cose c'era la foto del giovane scrittore Barzanti e la sua rassegna stampa (pacco), un libretto d'opera e varie altre cosette... Visto che il genere ti piace, mi sbilancio e ti consiglio il mio primo libro, Boia per signora, è ancora più bislacco!
Splinder (04/08/2009) intervista ad Anna Lamberti-Bocconi RUMENI Romanzo di storie a cura di Iannozzi Giuseppe 1. Chi sono oggi i Rumeni? Perché parlare di loro e non dei contattasti ad esempio, o per assurdo degli scientologisti? I rumeni oggi sono i borgatari di ieri, quelli che interessavano a Pasolini, per intenderci; le rumene oggi sono le ragazze friulane come mia nonna, e di tante Leggi ancora...
Splinder (20/07/2009) Descrizione: Una raccolta di poesie felici, d'amore. Per chi ama, per chi ama sognare l'amore in tutte le sue sfumature. In un universo immaginifico, ma non per questo meno reale, principesse e cavalieri, poeti e muse, santi e peccatori, fate e satiri, vergini e dongiovanni raccontano le loro surreali pene a lieto fine. d'amore di Romantica Vany & King Lear 1ma Leggi ancora...
33 libri a 99 euro.
Tra le tante offerte a ribasso che popolano il web sui siti delle librerie on line vi segnalo questa ‘cash and carry’ da accettare in blocco.
la Minimum fax riserva questa offerta soltanto nelle 24 ore del 22 luglio.
Questa promozione comprende ESCLUSIVAMENTE il pacchetto con i seguenti titoli
Donald Antrim, Il verificazionista
Louis Armstrong, Satchmo
John Barth, La fine della strada
Aimee Bender, Creature ostinate
James Brown, I feel good. L'autobiografia
Charles Bukowski, Santo cielo, perché porti la cravatta?
Kevin Canty, Tenersi la mano nel sonno
Raymond Carver, Per favore, non facciamo gli eroi
Raymond Carver, Blu oltremare
Ray Charles, Brother Ray
Charles D'Ambrosio, Il museo dei pesci morti
Joseph Heller, Comma 23
A. M. Homes, La fine di Alice
A. M. Homes, Cose che bisognerebbe sapere
Martin Howard, Sappiamo cosa vuoi
Thom Jones, Ondata di freddo
Jonathan Lethem, Amnesia Moon
Jonathan Lethem, Memorie di un artista della delusione
Sam Lipsyte, Il bazooka della verità
Rick Moody, La più lucente corona d'angeli in cielo
Rick Moody, The James Dean Garage Band
John O'Hara, Venere in visione
Peter Orner, Esther stories
John Perkins, La storia segreta dell'impero americano
James Purdy, Il nipote
Lou Reed, The raven
Aa. Vv., New British Blend
Aa. Vv., West of your cities
Aa. Vv., New York, ore 8.45
Aa. Vv., Sette pezzi d'America
Aa. Vv., Omicidi americani
Sarah Vowell, Take the cannoli
Colson Whitehead, John Henry Festival
Ulteriori informazioni qui. http://www.minimumfax.com/
Splinder (18/07/2009) Anatole France Il premio Nobel ribelle invade di nuovo le librerie con “La rivolta degli angeli” di Iannozzi Giuseppe La rivolta degli angeli ha inizio nella Parigi di inizio Novecento perché le figlie degli uomini sono belle e gli angeli non sono immuni alla bellezza. Ma c’è anche un altro motivo, ben più importante: Dio è stato Leggi ancora...
Vi segnalo un’interessante iniziativa della rivista letteraria internazionale Storie e di Leconte Editore. Sono aperte le iscrizioni per i corsi a distanza in:



I corsi della durata semestrale danno diritto ad un diploma certificato e a crediti formativi. I corsi sono suddivisi in corsi di primo livello propedeutico e secondo livello avanzato. Il materiale didattico sarà spedito a casa dopo l’iscrizione.
Trovate informazioni in dettaglio qui: http://www.storie.it/corsi.htm
I corsi sono a numero chiuso, contattate storie@tiscali.it per verificare la disponibilità di posti.

Bjorn Larsson nasce a Jönköping in Svezia nel 1953, insegna francese all’Università di Lund. Ha pubblicato varie opere di critica filologica e ha tradotto dal danese, dall’inglese e dal francese. Appassionato navigatore sulla sua barca a vela Rustica, a bordo della quale ha scritto La vera storia del pirata Long John Silver, ha esordito nel 1980 con la raccolta di racconti Splitter (Frammenti), ma solo nel 1992 ha raggiunto la fama internazionale con il secondo romanzo, Il Cerchio Celtico, Premio Boccaccio Europa 2000, un thriller ispirato da un suo viaggio nelle acque della Scozia e dell’Inghilterra. Con Il porto dei sogni incrociati, del 1997, si è aggiudicato in Francia il Prix Médicis.
Alzi la mano a chi non piacciono le storie dei pirati? E chi di voi non ha letto “L’isola del tesoro” di Robert Louis Stevenson? Insomma lo conoscete John Silver? Se non lo conoscete, correte ai ripari leggendo “La vera storia del pirata Long John Silver” di Bjorn Larsson. Se invece avete letto “L’isola del tesoro” e qualche volta avete cantato anche la canzone “Quindici uomini sulla cassa del morto oh-yo! E una bottiglia di rum per conforto" per voi è un ordine.
Il John Silver di Stevenson è misterioso, come appare così scompare … chi di voi dopo aver chiuso il libro non ha pensato “E poi Silver dove va?” e allora suonano le trombe … leggetevi Larsson … e avrete un’altro John Silver. Il John Silver di Larsson è diabolico ma ha un lato umano, diavolo o umano? Sicuramente coerente il pirata di Larsson.
Se vi piacciono le storie dei pirati, arrembaggi, tempeste improvvise rimarrete incollati a questo libro. Il libro contiene le regole dei pirati ma che in fondo sono anche le nostre (o meglio ... dovrebbero essere anche le nostre) regole che ognuno si crea. Alcuni seguono regole prestabilite e va tutto liscio finché qualcosa di non prestabilito li colpisce sui denti ed altri più coraggiosi se le creano coerenti con le loro personalità e John Silver fa parte del secondo gruppo.
John Silver è straordinariamente libero, e lotta per la sua libertà, questo pirata che quando parla è capace di abbindolare anche il più intelligente essere umano perché capisce al volo chi ha di fronte. Geniale questo scrittore svedese che fa incontrare John Silver con lo scrittore Daniel Defoe (Moll Flanders, Robinson Crusoe) in una lurida bettola di Londra. I dialoghi tra i due sono le pagine più belle del libro, dove alcune volte lo scrittore non esce proprio bene … chi si salva è sempre lui John Silver.
Il pirata cercherà in punto di morte il non più giovane Jim Hawkins (personaggio principale dell’isola di Stevenson) insomma in queste quasi 500 pagine c’è l’avventura di una vita interessante come quella di John Silver, ora chiedermi se questo pirata sia esistito o no mi sembra superfluo … per me John Silver esiste. Esiste perché mi rende la vita più libera da stupide regole e mi rende più coraggiosa come un pirata.

Federico Riccardo Chendi con “Pugni chiusi” par quasi che irrida generi e sottogeneri del romanzo poliziesco, del giallo, dell’hard-boiled. Alla denuncia nei confronti d’una società asservita alla costumanza, alle convenienze, alle ipocrisie di tutti giorni si associa, quasi per contrappasso, una ironia a volte sguaiata altre ancora tragica. In “Pugni chiusi” la verità prima è che “non è vero che il sangue il sangue dei vinti e dei vincitori ha lo stesso odore”, ed è questa verità assoluta, perlomeno per Carlo, il protagonista del romanzo di Chendi, che si trascina con forza dalla Corsica a Berlino, da Genova all’Avana, fin sul tracciato della Linea Gotica nei pressi dell’Appennino tosco-emiliano.
Il destino di Carlo si compirà in un registro più che melodrammatico, che sembra essere stato riciclato da Death Wish (in Italia, Il giustiziere della notte) con Charles Bronson nelle vesti del poliziotto anarcoide Paul Kersey. Federico Riccardo Chendi lo sa, è questo l’effetto che voleva sparare nella testa del lettore.
clicca e leggi un estratto
Lorenza Ghinelli non mantiene la promessa avanzata da Valerio Evangelisti
Impossibile dire quanti libri, più o meno attendibili, siano stati scritti sui Templari nell’ultimo decennio. Ma è fuor di dubbio che il tema è risorto e l’epica dei Templari è tornata di prepotenza a popolare l’immaginazione di un po’ tutti, di scrittori e pubblico. Se Malcom Barber nella sua “Storia dei Templari” ci offre uno spaccato storico, Jan Guillou e Paul Doherty negli ultimi anni ci hanno rimpinzato di storie non poco fantasiose, che di realtà storica contengono poco o nulla, ma che di fatto hanno conquistato subito il pubblico costringendolo a sognare.
Nel suo romanzo, “L’ultimo dei templari”, Paolo Negro ci racconta di un tesoro, che sarebbe sotto la custodia dell’Ordine templare nonostante questo sia stato sciolto e represso nel sangue, una volta che non servì più agli scopi del Papa e del Re. Goffredo De Lor, fuggito dal mondo e dai suoi intrighi dopo una cocente delusione d’amore, diventato sacerdote, crede sul serio di essersi lasciato il passato alle spalle, anche la donna che invece di amarlo finì nel talamo del padre. Abbandonata la famiglia per abbracciare Cristo, a Querqueville, in Normandia, Goffredo trascorre le sue giornate noiose senza scossoni degni di nota. Poi, una sera d’autunno, nel 1313 dopo Cristo, viene chiamato ad assistere un moribondo. Che gli smozzica una verità tanto folle quanto ferale. Goffredo tace. Tace perché non sa a che santo votarsi, e ben presto si rende conto che a Querqueville, di punto in bianco, anche i muri hanno cominciato ad avere le orecchie. Per Goffredo De Lor inizia quello che si potrebbe definire un vero e proprio calvario, che lo porterà sì sulle orme dei Templari ma anche nei meandri della pazzia, sull’orlo della morte. E come se tutto ciò non bastasse, la donna creduta dimenticata è tornata e si accompagna a un nuovo amante, molto pericoloso. Il mondo che credeva saldo, la Chiesa che immaginava immacolata si rivela invece un ricettacolo di vizi e di segreti che potrebbe gettare in ginocchio l’umanità intera: il tesoro dei Templari è l’ultima verità su il Cristo crocefisso.Per collaborare con noi o segnalarci I tuoi spunti scrivi a chiaramarra@gmail.com
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