
quel mio pensiero ch’è più vicino a una lotta
che ogni tanto sbanda
e morde l’amore
e ci si attacca
per necessità
per rientrare stretto ad ogni curva
come una vecchia giacca
impigliata
che non vuole saperne di andare
(Stefano Lorefice – L’Esperienza Della Pioggia)
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((Gli spoken words di Ivo De Palma, per approfondire >> ))
Dopo la sua parentesi di racconti metropolitani della raccolta Cosmo Blues Hotel (2004), Stefano Lorefice si riaffaccia sul suo filone poetico iniziato con il fulminante Prossima Fermata Nostalgiaplatz (2002) e continuato con Budapest Swing Lovers (2004), due raccolte che traducono l’ermetismo poetico verso un senso stringato e post-moderno di atmosfere urbane e avventure clandestine. Anticonformismo nel concetto stesso di poesia ma non solo:la non conformità sta anche nel dosaggio della punteggiatura e delle lettere maiuscole del tutto eliminate.
Eppure si notava che dall’esordio di Prossima Fermata Nostalgiaplatz (2002) a Budapest Swing Lovers (2004) , la differenza si osservava già in maniera profonda. Tutto il senso spasmodico e primordiale dell’esordio lasciava spazio a un’attitudine maggiormente ammorbidita pur sempre mantenendo la sua originalità. Questa è la stessa formula su cui Stefano Lorefice continua a limare la sua poesia. Stavolta con L’Esperienza Della Pioggia, l’ermetismo si abbandona, generalmente, anche a liriche più lunghe: aumenta il senso di comunicazione, di umanizzazione dei concetti alla continua ricerca di un Io a contatto dell’amore, del mondo, delle sensazioni condivise; Lorefice tenta anche, ma non in maniera definitiva la riappacificazione con la punteggiatura pur non lasciando scomparire per nulla al mondo,le lettere minuscole all’inizio di una frase e il non punto alla fine di ogni poesia che rimane tutto in sospeso all’improvviso, come un discorso da continuare: ma un ulteriore cambiamento sta nei titoli delle poesie. Stavolta, il nulla, il senza titolo, ruba la scena a quello che prima era sostituito con un titolo in inglese, una frase quasi da indicazione stradale.
“ Non c’è una logica,\c’è un sedimento\un tempo che deve passare”, scrive in una sua poesia.
Quello comunque che si può dire è che stavolta si tratta di una raccolta che scortica risvolti autobiografici accennati: la dedica al nonno Marco, l’immagine delle Alpi, la continua metafora del viaggio ma lo stile della retorica rimane sempre accattivante.
L’esperienza Della Pioggia si divide in due sezioni: CORPO/CITTA’ e CORPO/FRONTIERE.
Le prime più introspettive, le altre più inclini ad un senso di sconfiggere il non luogo, di trovare una riappacificazione con il mondo.
â–şIN CONCLUSIONE
Questa volta, Stefano Lorefice, crea una raccolta post moderna,com’è solito nel suo stile, ma con una reminescenza più tradizionalista che rende il suo estro poetico un senso embrionale e figurato di una poesia amabile anche dai non proprio amanti del modernismo di questi “anni 2000”, dunque la scusa buona per ammiccare l’occhio a nuovi lettori.
â–ş CHI E' STEFANO LOREFICE:
Stefano Lorefice è nato a Morbegno, in provincia di Sondrio nel 1977. ha vissuto tra Roma e Milano per i suoi studi scientifici collaborando anche per diverse riviste letterarie.
Alternando brevi parentesi di vita a Parigi, Budapest e in Andalusia. Attualmente si è stabilito in Franciaa.
Dopo l'esordio poetico di Prossima Fermata Nostalgiaplatz edito dalla Clinamen, ha pubblicato la seconda raccolta di poesie intitolata Budapest Swing Lovers e il romanzo Cosmo Blues Hotel, entrambi pubblicati da Edizioni Clandestine. Tutti i titoli sono ora disponibili in tutti i punti vendita delle Librerie Feltrinelli.
Nel 2006 ha pubblicato la raccolta di poesie L'Esperienza Della Pioggia (Campanotto Editore)

â– â– â– â– LE MIA INTERVISTA â– â– â– â–
CHIARA MARRA INTERVISTA STEFANO LOREFICE
1.In L’Esperienza Della Pioggia scrivi che “per scrivere una poesia c’è bisogno di ogni scazzo” e poi aggiungi “ Non c’è una logica,\c’è un sedimento\un tempo che deve passare”.
Eppure possiamo dire che la logica e il tempo mettono in comune i tuoi gradini poetici: hai cominciato con Prossima Fermata Nostalgiaplatz, hai continuato con Budapest Swing Lovers e ora sei arrivato alla tappa di L’Esperienza Della Pioggia. Man mano, la tua scrittura si evolve. Come avverti i tuoi cambiamenti in questo tuo “viaggio” ?
Li avverto come una necessità, ripetere il già detto non m’interessa e lo troverei frustrante. Lo stacco dai primi due libri é marcato, nel senso che “L’esperienza della pioggia” é un nuovo inizio, almeno per me. Logica e tempo mettono sicuramente in relazione tutto cio’ che ho scritto sino ad ora, tracciano anche, pero’, i vari percorsi intrapresi, e la nuova strada comincia con questa ultima silloge.
L’evoluzione, poi, é fondamentale: la staticità non mi stimola. Non mi spinge oltre.
2. L’Esperienza Della Pioggia, cos’è per te questa “pioggia”?
Mi piace, semplice-mente.
Soprattutto quei bei temporali estivi.
3. In questa tua ultima prova poetica hai raggiunto una semi-riappacificazione con la punteggiatura, ma è impossibile non notare la mancanza delle lettere maiuscole e del punto alla fine dei tuoi versi. Come mai questa scelta?
I punti, in poesia, non mi piacciono, perché troncano i pensieri.
Quanto alle maiuscole preferisco il quieto distendersi delle parole.
Ma potrei cambiare idea nella prossima raccolta.
4. A questo aggiungi anche l’assenza di titoli che prima avevano sempre un primo piano per te e in più elimini anche qualsiasi frase in lingua straniera. Questo ha una sua giustificazione?
Certo, adesso l’importante sta tutto nei versi. S’é concentrato di più e l’italiano é talmente immenso che ci si puo’ sguazzare dentro senza vederne i confini.
5. Stavolta lasci sedimentare anche tuoi ricordi personali, prima di tutto la dedica a tuo nonno Marco, poi le Alpi e gli amori. Si respira di meno il senso del non luogo e della clandestinità. C’è un senso più umano,vero?
Si, é un libro intimo, ma rivolto anche all’esterno, é un libro chiaro che si apre di più, é un libro più mio, e più non mio: c’é una perdita di possesso nello scrivere: un donare qualcosa che puo’ diventare altro per chi legge. Ed é un libro umano, vero, perché sta nel dentro, ed é partito dal dentro. E ritorna al dentro. Una sorta di libro sulle radici intime di una vita. Non necessariamente la mia.
6. In questa tua raccolta ci sono due divisioni precise. Si tratta delle due sezioni del libro: CORPO/CITTA’ e CORPO/FRONTIERE, come nasce questa tua ricerca?
Nasce dalla necessità di sottolineare le differenze fra le poesie presenti nelle due sezioni. Corpo/Città ha un taglio più rivolto all’esterno, Corpo/Frontiere più intimo. La parola “Corpo” sottolinea la fisicità che pervade la silloge. Fisicità che verrà riproposta nelle letture, che vedranno la lettura integrale dell’opera.
7. Con L’Esperienza Della Pioggia sei arrivato al connubio con Campanotto Editore, la tua attuale casa editrice. Hai pubblicato 4 libri con 3 case editrici differenti (Clinamen, Edizioni Clandestine e ora la Campanotto). Come mai questa tua continua esplorazione nel mondo editoriale?
Il fatto che Campanotto abbia pubblicato “L’esperienza della pioggia” mi fa molto piacere, viste le pubblicazioni di qualità dell’editore nei suoi quasi 30 anni di carriera. Stimo il lavoro di Clinamen e delle Edizioni Clandestine, ed i rapporti con i ragazzi delle due case editrici sono ottimi. Ma, come ti dicevo prima, il viaggio é lungo, tante cose cambiano e cambieranno.
8. A proposito di esplorazione , tu curi sul web il tuo diario di viaggio www.cbh.splinder.com, ne hai trovato giovamento per la tua ricerca letteraria?
Sicuramente é un’esperienza che s’é rivelata interessante, alla quale mi sono affezionato e che proseguirà in futuro. Permette di avere un contatto, un riscontro più diretto con chi si prende la briga di leggermi.
9. Il senso post-moderno ed essenziale della tua poesia ha uno stile tutto suo che di certo ti distingue, ma tu hai un modello letterario a cui ti sei ispirato durante questi anni di scrittura? O per lo meno, di solito cos’è che legge Stefano Lorefice?
Leggo di tutto. Evito le testate gossip, ma ogni tanto mi spingo fino alle istruzioni per l’uso. Non ho modelli precisi, direi che cerco, per quanto possibile, di seguire/leggere quello che mi piace, e di lavorare poi sul mio percorso. Che alla fine é il termine ultimo col quale confrontarmi e combattere per scovare qualcosa da dire.
Mi piace la Poesia, quindi cerco di seguirla il più possibile.
Mi piacciono i racconti, quindi allo stesso modo ne leggo parecchi.
Stesso dicasi per certi tipi di romanzi.
Mi piace la Filosofia, anche.
10. La poesia e poi i racconti di Cosmo Blues Hotel. Hai mai preso in considerazione l’ipotesi futura di un romanzo?
Certo, é quasi finito.

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